Novità
-
Il 10 e l'11 giugno il Consiglio provinciale avrà da votare definitivamente su due disegni di legge elaborati dall’Iniziativa per più democrazia, volti a mettere in ordine la normativa vigente. Si tratta dei requisiti minimi necessari per poter finalmente praticare gli strumenti di democrazia diretta. Poiché queste proposte non hanno potuto essere presentate come iniziative popolari, esse sono state consegnate a otto partiti che in vista delle ultime elezioni si sono impegnati a presentarle in Consiglio provinciale. All’inizio della loro trattazione, in ottobre, si è delineata una maggioranza assoluta di 18 voti a favore dei due disegni di legge. Il presidente Kompatscher ha annunciato per il suo partito il voto contrario, insieme al partito FdI, che in questo modo ha rinnegato la parola data ai cittadini. Prima delle ultime elezioni, FdI, insieme ad altri otto partiti, aveva promesso di voler approvare i disegni di legge. Anche a Ulli Mair è stato suggerito di ritirare la sua firma a sostegno dei disegni di legge. Lei invece rimane irremovibile sulla sua parola.
Di conseguenza, la SVP rischiava di finire in minoranza, motivo per cui è stato deciso di rinviare la discussione. La SVP voleva guadagnare tempo, l’opposizione sperava in un compromesso. Si sarebbe dovuto raggiungere un accordo sulle proposte in incontri tra maggioranza e minoranza. Si è tenuto un unico incontro, senza che vi fossero i presupposti per un lavoro serio sulle proposte e tanto meno per un accordo. Poiché le proposte dell’Iniziativa riguardano modifiche alla legge provinciale vigente 22/2018, assolutamente necessarie per poter esercitare i diritti di codecisione, sono stati espressamente esclusi fin dall’inizio compromessi peggiorativi, compreso il parziale rifiuto delle proposte.
Ulteriori ritardi non hanno senso, il Consiglio provinciale decida ora. O vengono attuate tutte le modifiche minime necessarie proposte senza eccezioni, oppure i diritti di codecisione continuano a non essere praticabili. Questi spettano ai cittadini secondo lo Statuto di autonomia dal 2001 e soltanto con questi diritti la democrazia diventa completa.
Le modifiche necessarie sono:
• la dichiarazione esplicita dell’ammissibilità dei referendum sulle leggi relative alla forma di governo (legge elettorale, legge sulla democrazia diretta e sulla partecipazione);
• una commissione tecnicamente qualificata e indipendente da qualsiasi influenza locale incaricata di verificare l’ammissibilità;
• una ridefinizione dei compiti della commissione sulla base della normativa prevista dalla LP 11/2005;
• l’introduzione di un’assicurazione di tutela legale per i promotori al fine di garantire il diritto di ricorso;
• una riduzione e uno scaglionamento delle soglie di firme, come stabilito dallo Statuto di autonomia;
• l’introduzione della raccolta firme online;
• l’ampliamento della cerchia di coloro che sono autorizzati a certificare le firme;
• la possibilità di firmare in ogni comune della provincia;
• un'informazione ufficialmente neutra quando i cittadini utilizzano strumenti di democrazia diretta, così come viene riportato sui lavori del Consiglio provinciale;
• in conformità con le disposizioni dello Statuto di autonomia, il diritto di sette membri del Consiglio provinciale di indire un referendum su una legge provinciale ordinaria.I seguenti membri del Consiglio provinciale hanno annunciato, nell'ottobre 2025, di voler votare queste modifiche legislative e di garantire in questo modo la maggioranza assoluta di 18 voti necessaria a tal fine:
1. Myriam Atz
2. Andreas Colli
3. Brigitte Foppa
4. Renate Holzeisen
5. Sven Knoll
6. Paul Köllensperger
7. Ulli Mair
8. Andreas Leiter Reber
9. Zeno Oberkofler
10. Alex Ploner
11. Franz Ploner
12. Hannes Rabensteiner
13. Sandro Repetto
14. Maria Elisabeth Rieder
15. Madeleine Rohrer
16. Thomas Widmann
17. Jürgen Wirth Anderlan
18. Bernhard ZimmerhoferForse qualcuno tra i restanti 17 consiglieri rifletterà ancora se non valga piuttosto la pena votare a favore della praticabilità dei diritti di partecipazione politica dei cittadini come sono sanciti dallo Statuto di autonomia nella nostra provincia, invece di voler continuare a negare loro questo diritto politico per fedeltà al partito o alla coalizione di governo, rischiando così di finire in minoranza.
-
Mentre la Svizzera in marzo ha votato sulla riduzione del canone radiotelevisivo, respingendola a favore di un servizio di qualità, e quest'anno voterà ancora tre volte su questioni importanti per i cittadini, in Alto Adige non si svolgono più votazioni referendarie dal 2015. Fanno eccezione i referendum confermativi del 2014 e del 2022, poiché per questi ultimi lo Statuto di autonomia stesso prevede un quadro normativo chiaro, definito e di buon senso che è stato stabilito al di fuori dell’Alto Adige e che ne garantisce la praticabilità: una soglia accessibile e nessun quorum. L’urgenza di potersi avvalere delle votazioni referendarie anche in Alto Adige diventa sempre più evidente. Come già 20 anni fa con la spinosa questione dell’aeroporto, così ora p.e. di nuovo con la farsa del “blocco dei letti”. In entrambi i casi la posizione della popolazione era ed è chiara. In entrambi i casi essa ha dovuto e deve assistere impotente mentre, con l’inganno, vengono fatti prevalere gli interessi di pochi. Una democrazia che non permette ai cittadini di prendere autonomamente decisioni politiche, ma si limita a stabilire ogni cinque anni, più male che bene, chi deciderà nei cinque anni successivi, vale sicuramente la metà di una democrazia in cui tutti possono partecipare alle decisioni: è una democrazia monca.
La possibilità di indire votazioni referendarie a livello provinciale e comunale dipende qui in Alto Adige esclusivamente dal partito di maggioranza politica, ovvero dalla SVP, che ne stabilisce le regole. In particolare, il Presidente ha personalmente limitato, con una semplice disposizione, la cerchia di coloro che sono autorizzati ad autenticare le firme di sostegno, assicurando così che nemmeno lo strumento di democrazia diretta più debole, quello della proposta di legge di iniziativa popolare, sia più praticabile. Sebbene nel 2022 il tentativo di cancellare il referendum su leggi provinciali ordinarie, decisa dalla SVP, sia stata chiaramente respinta dalla popolazione con un referendum (con il 76%), la SVP ha successivamente fatto in modo che non fosse più praticabile di fatto, dimezzando il termine stabilito per la presentazione della richiesta. Finora la SVP ha spazzato via ogni tentativo di rendere praticabili i diritti di partecipazione. Così è avvenuto anche la scorsa estate nel Consiglio regionale, dove ha respinto una mozione volta a rendere nuovamente possibili le votazioni referendarie a livello comunale.
-
“Difetti tecnici”? Non esistono! Si veda la relazione illustrativa!
I negoziati tra maggioranza e minoranza iniziano questa settimana.
L'8 e il 9 ottobre scorso otto partiti hanno presentato in Consiglio provinciale due disegni di legge, proposti originariamente dall'Iniziativa per più democrazia, al fine di rendere finalmente praticabile il diritto di co-determinazione dei cittadini.
Grazie all'unità degli otto partiti in questo intento la minoranza (di opposizione) è diventata maggioranza con 18 voti e le due proposte avrebbero potuto essere approvate!
Il Presidente della Provincia ha affermato che entrambi i disegni di legge sarebbero stati respinti a causa di presunte “carenze tecniche”. Basta però leggere le relazioni sui disegni di legge per capire che tali carenze non esistono.(api-idap.landtag-bz.org/doc/IDAP_715577.pdf)
La “minoranza” e la maggioranza di governo hanno deciso insieme di rinviare la discussione per tentare di raggiungere un accordo. Trattandosi delle modifiche minime necessarie per l'applicabilità della legge provinciale 22/2018, è però escluso un compromesso che le possa limitare o addirittura possa nuovamente impedire la sua applicabilità.
---
Come riportato dai media, l'8 e 9 ottobre è iniziata la discussione dei due disegni di legge dell'Iniziativa per più democrazia, presentati da 8 (!) partiti alla fine del 2023 nel Consiglio provinciale. Prima delle elezioni del 2023, essi si erano impegnati a modificare la legge sulla democrazia diretta e la partecipazione in modo tale che, dopo 25 anni, i diritti di co-determinazione potessero finalmente essere utilizzati. I due disegni di legge avrebbero dovuto essere presentati al Consiglio provinciale nel 2022 come proposte di legge di iniziativa popolare, ma la raccolta delle firme non aveva avuto successo a causa dei nuovi ostacoli posti dal Presidente della Provincia, che avevano reso ancora più difficile il superamento di un ostacolo già di per sé troppo alto.
Alla luce di una lettera aperta firmata da 34 organizzazioni sulla questione e di oltre mille sostenitori di una petizione in merito, la semplice correttezza avrebbe voluto che venisse proposto un incontro per poter esporre in modo costruttivo i motivi delle proposte avanzate.
Ma nemmeno la discussione in aula del Consiglio provinciale avrebbe dovuto aver luogo, dopo che la commissione legislativa aveva respinto l'esame del contenuto delle proposte. Gli otto partiti hanno invece reso possibile che ciò avvenisse, ritirando le loro mozioni nel tempo a loro riservato in quanto opposizione. La maggioranza di governo invece non ha avuto altro da offrire se non la richiesta di ritiro dei due disegni di legge.
La maggioranza non si aspettava una tale determinazione per questo fine, “la partecipazione dei cittadini alle decisioni!”. Così la “minoranza” è diventata maggioranza con 18 voti!
Il Presidente ha fatto sapere fin dall'inizio che l'SVP avrebbe respinto i due disegni di legge motivando la decisione con presunte “carenze tecniche”, senza entrare minimamente nel merito della loro presentazione in Consiglio e di ciò che propongono. Di “carenze tecniche” si può parlare però solo se non si tiene conto di quanto esposto nella relazione che accompagna il disegno di legge (api-idap.landtag-bz.org/doc/IDAP_715577.pdf). Tali difetti semplicemente non esistono, motivo per cui questa motivazione del rifiuto appare come un tentativo di creare incertezza e screditare. In ogni caso, d'intesa con l'“opposizione”, è stato deciso il rinvio per tentare di raggiungere un accordo. Le trattative tra maggioranza e minoranza inizieranno questa settimana.
L'impegno assunto dagli 8 partiti di attuare integralmente i due disegni di legge, poiché contengono comunque solo le modifiche minime necessarie, esclude qualsiasi compromesso che peggiori nuovamente la praticabilità della legge 22/2018 o la impedisca nuovamente.
L'Iniziativa per più democrazia EO ringrazia gli 8 partiti (Team K, Süd-Tiroler Freiheit, Grüne verdi verc, Freiheitliche, Freie Fraktion, Wir Bürger, PD, JWA), che prendono molto sul serio l'impegno assunto nei confronti dei cittadini e tra questi in particolare i primi firmatari dei due disegni di legge, Brigitte Foppa e Alex Ploner. In particolare, ringrazia l'assessora provinciale Ulli Mair, che, nonostante la sua appartenenza alla maggioranza e al governo provinciale, ha mantenuto la parola data, anteponendo la sua decisione di coscienza al mero mantenimento del potere. Esprimiamo il nostro rispetto alla consigliera provinciale Renate Holzeisen, che ha affrontato le sue perplessità in merito con un proprio disegno di legge sulla libera informazione e ha annunciato il suo voto favorevole. Un riconoscimento va anche al consigliere provinciale Thomas Widmann per la sua apertura nei confronti della questione. Fratelli d'Italia invece ha violato l'impegno preso nei confronti dei cittadini, perdendo così ogni credibilità.