Reģions: Lacio

Chiediamo al Consiglio della Regione Lazio di impegnarsi a non chiedere l'autonomia differenziata

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Consiglio regionale del Lazio

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  1. Sākās aprīlis 2025
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Lūgums ir adresēts: Consiglio regionale del Lazio

Petizione popolare ai sensi dell’art. 65 dello Statuto regionale

Al Presidente del Consiglio regionale
p.c.: Al Presidente della Giunta regionale

I Comitati del Lazio contro ogni Autonomia differenziata, per l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti, il Tavolo NO AD del Lazio e le/i cittadine/i sottoscrittori - residenti in regione - esprimono l’esigenza di manifestare il proprio pensiero ed il proprio dissenso in relazione al progetto di Autonomia differenziata che pervicacemente viene portato avanti dal Governo.

Riteniamo utile una discussione sul punto, nonostante siano decadute, a causa della conclusione della legislatura regionale (2018-2023), le iniziative del Consiglio e della Giunta ai sensi dell’art. 116 c. 3 Cost. volte ad ottenere “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” relativamente alle materie di cui all’art. 117 comma 3 della Costituzione.
Infatti nella seduta del 6 giugno 2018, il Consiglio regionale allora in carica aveva approvato l'ordine del giorno n. 2 del 31 maggio 2018 su "Intesa Stato-Regione prevista dall'art. 116, terzo comma, della Costituzione italiana", che impegnava il Presidente della Giunta regionale ad avviare il negoziato con il Governo. La giunta aveva iniziato un’attività istruttoria in merito, senza che sfociasse nell’avvio del negoziato.
Il 16 gennaio 2020 il “Comitato Romano per il ritiro di ogni autonomia differenziata” manifestò la sua opposizione alla eventuale intesa sotto la sede della regione Lazio.

Riteniamo che i gravi danni che l’AD provocherebbe, se attuata, vadano ben tenuti presenti e debbano rientrare nel dibattito politico e nella coscienza sociale.
Del resto, con la raccolta-firme per il referendum abrogativo della legge 86/24 (c.d. “Calderoli”) è emerso con chiarezza come i/le cittadini/e abbiano ben compreso la gravità delle conseguenze dell’AD. Nei due mesi estivi di luglio e agosto scorsi, cioè in un tempo brevissimo e scomodissimo, sono state raccolte ben 1.300.000 firme.

Purtroppo la Corte Costituzionale con sentenza 10/25 non ha ammesso il referendum abrogativo. La stessa Corte, tuttavia, con precedente sentenza 192/24, ha depotenziato la legge Calderoli dichiarando:
- l' incostituzionalità del trasferimento di potestà legislativa su intere materie
- la necessità che il trasferimento di sole funzioni avvenga per esigenze peculiari del territorio da dimostrare con apposita istruttoria e secondo il principio di sussidiarietà 
- il ruolo imprescindibile del Parlamento sia nella determinazione dei livelli essenziali di prestazione (LEP) che al momento dell’approvazione dell’intesa con la singola regione.

L’intervento, complesso, è stato esteso ad altri importanti punti da interpretare in modo costituzionalmente compatibile - ma non è questa la sede per approfondire. Basta qui sottolineare che la Corte ha affermato e posto a base del complesso ragionamento ed intervento, il principio dell’Unità della Repubblica.

L’attuazione dell’AD, al contrario, “spaccherebbe” l’Italia accentuando e contribuendo a creare ed accrescere disuguaglianze non solo tra Nord e Sud ma anche all’interno delle regioni per le zone più svantaggiate.
Chiediamo che si tenga vivo l’interesse sulla questione per frenare la pulsione disgregativa con pesanti ricadute sull’uguaglianza dei diritti sociali e civili tra cittadini/e.

L’AD è una strada sbagliata, bisogna tornare indietro: l’Emilia-Romagna lo ha fatto con grande chiarezza e coraggio revocando il consenso all’accordo preliminare d’intesa già raggiunto col Governo.

Per queste ragioni, con la presente Petizione chiediamo al Consiglio regionale, e quindi ai nostri rappresentanti sul territorio, di impegnarsi - con apposito Atto di indirizzo – a non intraprendere alcun percorso diretto ad ottenere “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia legislativa”, ai sensi dell’art. 116 c. 3 Cost 


Pamatojums

L'autonomia differenziata è la facoltà, per le Regioni, di chiedere al Governo il trasferimento di poteri legislativi statali esclusivi in ambiti cruciali per l'esercizio dei diritti civili e sociali fondamentali!!!
Le Regioni aspiranti all'autonomia pretendono fondi aggiuntivi e privilegi fiscali, mettendo anche a rischio il bilancio dello Stato.
In pratica, autonomia differenziata significa creazione di 20 "piccole patrie" in guerra per le risorse, la differenziazione dei diritti dei cittadini in base alla residenza, la fine della solidarietà sociale erichiesto i dell'uguaglianza.
Sono 23 le materie su cui può essere chiesta l'autonomia differenziata, a partire da istruzione, sanità, ambiente, lavoro, grandi infrastrutture, energia, porti, aeroporti, ecc.
Il Governo ha recentemente rinnovato il suo patto di coalizione e intende rilanciare il progetto di autonomia differenziata, varando un nuovo disegno di legge che va con prepotenza al di là di quanto stabilito dalla Corte Costituzionale e portando avanti le trattative con alcune regioni. FERMIAMOLI!

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Informācija par petīciju

Petīcija uzsākta: 23.04.2025
Kolekcija beidzas: 22.12.2025
Reģions: Lacio
Kategorija: Civiltiesības

Jaunumi

  • Comunicato stampa del Tavolo e dei Comitati NO AD a livello nazionale
  • --> continuazione resoconto assemblea 15 dicembre
    - consegna su carta della petizione con le firme in originale e il documento dell'assemblea nazionale al Presidente del Consiglio regionale Aurigemma, nella sede del Consiglio alla Pisana, da parte di una delegazione dei Comitati e del Tavolo NO AD del Lazio
    - incontro immediatamente successivo della stessa delegazione con i consiglieri che si sarebbero mostrati sensibili, per concordare le strategie da tenere in aula.

    A seguito delle decisioni prese in assemblea è stato diramato un comunicato stampa di Tavolo e Comitati del Lazio, riportato in allegato.

    Nel periodo precedente e nei giorni successivi all'assemblea si sono stabiliti contatti con alcuni consiglieri, Claudio Marotta di Verdi e Sinistra, Alessandra Zeppieri di Polo progressista, Valerio Novelli del movimento Cinquestelle, Emanuela Droghei ed altri esponenti di rilievo del PD, che hanno tutti collaborato a organizzare la consegna della petizione e del documento al Presidente.

    Nella prima mattina del 19 sono state spedite le PEC, alle 15.30 c'è stata la consegna al Presidente Aurigemma, insieme ai consiglieri già citati, a cui si è aggiunta Michela Califano del PD. Si sono poi avvicinati, scusandosi per non aver partecipato per necessità di presenza in aula, sia Marietta Tidei di Italia Viva, sia Adriano Zuccalà del Movimento Cinquestelle. La nostra delegazione era composta da 12 persone del Tavolo NO AD del Lazio, comprendente rappresentanti dei Comitati NO AD unitamente a sindacati, associazioni della società civile, ANPI, forze politiche di opposizione.

    Il Presidente Aurigemma ha apprezzato lo sforzo di partecipazione della società civile, sempre utile qualsiasi siano le opinioni nel merito dei provvedimenti, con l’impegno di esaminare i tempi possibili di un dibattito il prossimo anno.
    A tal fine diversi Consiglieri hanno annunciato di aver già richiesto una sessione del Consiglio straordinaria entro Gennaio 2026 per discutere di Autonomia Differenziata e nel merito della Petizione. Hanno esplicitato la loro volontà di costruire quindi d’intesa con il Comitato NO AD un’iniziativa politica a supporto di tale dibattito e per rilanciare l’attenzione pubblica su questi temi.

    Contemporaneamente nelle altre regioni si sono svolte come previsto manifestazioni e consegne delle rispettive petizioni, come illustrato nel Comunicato stampa del Tavolo e dei Comitati a livello nazionale e riportato in allegato

    Fanio Giannetto e Roberto Lopriore
    per:
    Comitati e Tavolo NO AD del Lazio
  • Carissim*,

    come sapete lunedì ci siamo riuniti in assemblea per preparare le azioni previste dall'assemblea nazionale del 9:
    - presidio alla regione Lazio, in contemporanea ad altre 9 regioni
    - consegna alla regione Lazio del documento approvato dall'assemblea nazionale e richiesta di un incontro al Presidente
    - consegna al consiglio regionale delle firme raccolte per la petizione, in contemporanea ad altre 4 regioni.

    Tutto questo per rispondere alla gravissima evoluzione dell'azione di governo verso la realizzazione dell'autonomia differenziata. Quello che i pochi media che ne hanno parlato a livello nazionale hanno fatto credere come una mossa affrettata della Lega per salvare il salvabile dell'AD a scopo elettorale per il Veneto, risulta nella realtà uno dei tasselli concreti verso il conseguimento del loro obiettivo. Le mosse e le forzature attuate dal ministro Calderoli dopo la sentenza 192/2024 della Corte Costituzionale sono state molteplici:
    - la mancata revisione della sua legge 86/2024, dichiarata dalla sentenza incostituzionale per nove diversi aspetti (ma purtroppo non interamente incostituzionale, ciò che ha permesso le successive violazioni)
    - la stesura di un disegno delega al governo sui LEP (livelli essenziali di prestazione), che di per sé stesso rappresenta una violazione della sentenza, che prevedeva che i LEP fossero materia di esame del Parlamento e non del governo
    - la conduzione in gran segreto con quattro regioni di trattative su materie su cui secondo la legge 86/2024 non servirebbe stabilire LEP (mentre la Corte ha stabilito che anche in esse le funzioni che riguardano diritti sociali ne sono soggette) e sulla Sanità perché esisterebbero già i LEA (livelli essenziali di assistenza, che sappiamo bene quanto siano poco soddisfatti in molte regioni)
    - la firma di preintese, una settimana prima delle elezioni regionali, con le stesse quattro regioni (Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria) a seguito delle trattative, con imposizione di un termine al 31 dicembre per la loro redazione finale, su Protezione Civile, Professioni, Previdenza complementare e integrativa, Coordinamento della finanza pubblica in materia sanitaria. Per esse è totalmente violato il principio espresso nella sentenza della Corte secondo cui l'autonomia differenziata può essere chiesta per singole funzioni, solo a fronte di una particolare specificità della regione che le chiede e solo dimostrando che la regione possa essere in grado di poterle espletare autonomamente in maniera più efficace di quanto potrebbe fare lo Stato: i testi delle preintese sono praticamente identici fra le quattro regioni, escludendo quindi ogni specificità, e nessuno studio è stato prodotto a provare alcun potenziale vantaggio
    - l'inclusione di sei articoli nella legge di bilancio in fase di approvazione in questi giorni per la definizione di alcuni LEP, quelli relativi alle prestazioni nel settore sanitario, all'assistenza nel settore sociale, all’assistenza e all’autonomia e alla comunicazione personale per gli alunni e gli studenti con disabilità, senza alcun dibattito parlamentare ed escludendo così la possibilità che possano essere soggetti a referendum.

    Una strategia di attacco formidabile da parte del governo su più fronti, tutta basata sulla modalità di realizzare al più presto fatti compiuti in barba alla Costituzione, cercando di avanzare a passi, per non dare la sensazione di sfondare, come peraltro stanno procedendo sugli altri fronti, allo scopo di aumentare a dismisura il potere dell'esecutivo ("sicurezza", magistratura, organi di controllo, media, premierato).

    Tale strategia di attacco richiederebbe una risposta fortissima da parte dei cittadini, che dovrebbero essere capaci di ribattere colpo su colpo. L'assemblea del Tavolo e dei Comitati NO AD del 15 dicembre purtroppo non ha testimoniato la concretezza di tale risposta: dalle grandi organizzazioni che ci hanno sostenuto negli ultimi anni, alcune ci sostengono sin dal 2019, non è arrivata la disponibilità e la promessa di mettere in campo un numero consistente di manifestanti per l'ipotizzato presidio davanti alla regione, pochi i presenti dei comitati del Lazio, pochi addirittura del comitato romano. L'assemblea è così stata portata a prendere una decisione sofferta, di voler evitare un flop davanti alla sede della Regione, nonostante la disponibilità offerta da alcuni Consiglieri regionali e membri di partito e nonostante il proposito di comitati e tavoli di diverse altre regioni di manifestare davanti alle rispettive sedi.
    La decisione è stata quindi quella di optare per:
    - consegna formale del documento definito dall'assemblea nazionale ("Fermiamoli ancora!", in allegato, che chiede che le regioni ricorrano contro le leggi che violano la Costituzione e la sentenza della Corte Costituzionale) e richiesta di incontro al Presidente Rocca tramite messaggio PEC, inviato per conoscenza anche al Presidente del Consiglio regionale
    --> segue in successivo messaggio

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