Banche complici con il genocidio - Quando la finanza è complice

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Grund der Sperrung

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Text der Petition

Alla cortese attenzione di:

Gian Maria Gros-Pietro (Presidente) gianmaria.grospietro@intesasanpaolo.com
Carlo Messina (Consigliere Delegato e CEO) carlo.messina@intesasanpaolo.com
Paola Angeletti (Chief Sustainability Officer) paola.angeletti@intesasanpaolo.com

Claudia Cattani (Presidente) claudia.cattani@bnpparibas.com
Elena Goitini (Amministratore Delegato) elena.goitini@bnpparibas.com

Prof. Pietro Carlo Padoan (Presidente) pietrocarlo.padoan@unicredit.eu
Dott. Andrea Orcel (Amministratore Delegato) andrea.orcel@unicredit.eu    ceoandreaorcel@unicredit.eu 
Dott. Giuseppe Zammarchi (ESG Strategy & Implementation) giuseppe.zammarchi@unicredit.eu

e per conoscenza - bds.banchecomplici@gmail.com

Egr. signori

sono venuto/a a sapere del coinvolgimento nel sostegno alle politiche di Israele da parte di tre grandi istituti del credito — UniCredit, Intesa Sanpaolo e BNL-BNP Paribas — che sono profondamente integrati nelle operazioni militari, nella colonizzazione illegale e nell’apartheid in Palestina.

L'analisi del movimento BDS Italia ha scavato nei bilanci e ha valutato l’esposizione verso Israele degli istituti in merito a: finanziamenti diretti al settore armamenti, relazioni con grandi aziende belliche, supporto a programmi militari, investimenti in Israele e territori occupati, sottoscrizione e collocamento di strumenti finanziari legati alla guerra.

Il supporto al complesso militare-industriale non si limita alla semplice erogazione di credito, ma si articola in una sofisticata strategia a tre livelli. In primo luogo, il finanziamento diretto a società che forniscono armi utilizzate nel genocidio dei palestinesi. In secondo luogo, la distribuzione ai risparmiatori retail di titoli di Stato Israeliani, definiti senza mezzi termini "War Bonds" (obbligazioni di guerra), accanto a titoli di aziende come Leonardo ed ENI, complici delle politiche di occupazione. Infine, l’allocazione di capitali in fondi d'investimento legati a settori che violano sistematicamente il diritto internazionale.

Sulla gravità di questa architettura, il documento della campagna è inequivocabile. "Queste banche sono tra le istituzioni finanziarie italiane più coinvolte, causa operazioni non etiche, in operazioni di supporto nella colonizzazione illegale e nell’apartheid in Palestina, nello sfollamento e genocidio di Israele ora estesi alla Cisgiordania."

Oggi, questa campagna dal basso ha trovato una sponda autorevole nel documento promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) per la Giornata della Pace del 1 gennaio che ha invitato esplicitamente al disinvestimento dalle aziende produttrici di armi.

L'obiettivo della campagna è spingere i risparmiatori a trasferire i propri capitali verso istituti meno complici. Non è una protesta simbolica, ma una pressione economica diretta.

Il genocidio perpetrato da Israele nella Striscia di Gaza ha causato la morte di decine, se non centinaia di migliaia di palestinesi e ha provocato una devastazione incalcolabile. L'ONU stima che circa il 92% di tutti gli edifici residenziali a Gaza siano stati danneggiati o distrutti. Ora, ancora una volta, i palestinesi a Gaza sono sull'orlo della carestia a causa del blocco totale imposto da Israele.
Per tutti questi motivi ho deciso di sostenere le richieste della campagna “banche complici” in coerenza con i miei principi etici che mi vietano di essere complice, anche indirettamente, con lo sterminio praticato dallo Stato di Israele.

Mi impegno inoltre ad avvisare la campagna e/o a pubblicizzare il mio comportamento in modo che altri/e cittadini seguano il mio esempio fino a quando i vostri istituti di credito non si adegui al rispetto dei diritti umani.

Distinti saluti


La campagna "Banche Complici" è importante perché tre grandi istituti italiani — UniCredit, Intesa Sanpaolo e BNL-BNP Paribas — finanziano direttamente il complesso militare-industriale israeliano, sostengono la colonizzazione illegale e l'apartheid in Palestina, e distribuiscono ai risparmiatori "war bonds" israeliani. L'obiettivo è esercitare una pressione economica concreta: spingere i cittadini a trasferire i propri risparmi verso banche non complici del genocidio a Gaza, rendendo insostenibile per questi istituti ignorare il diritto internazionale.

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